Vegan Style

Vegetariani per scelta

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Partendo dalle testimonianze personaggi della cultura e della scienza arriviamo a conoscere le diverse ragioni che spingono verso questa scelta.

Vegetariani e vegani
“L’uomo non si nutre certo di leoni e di lupi, per 
autodifesa… ma, al contrario, uccide creature
innocue, mansuete, prive di pungiglioni o di
zanne. Per un pezzo di carne, l’uomo le priva
del sole, della luce, della durata naturale della
vita alla quale hanno diritto per il fatto di
essere nate”.
Plutarco

La scelta, più o meno radicale di non mangiare carne, è motivata dalle più svariate ragioni: etica, ecologica, religiosa, salutistica e addirittura economica. È facile divenirlo come animalista, ma soprattutto come uomo e come essere vivente. È una forma di rispetto per la vita.
Ci sono i vegetariani, coloro che rinunciano sia a carne che a pesce, ma consumano i loro sottoprodotti: uova, latte e suoi derivati. I ‘vegani’ invece rifiutano qualsiasi cosa provenga dagli animali e si nutrono di frutta, verdura, cereali, legumi, semi, soia, rifiutano i derivati animali non solo nell’alimentazione, ma in qualunque ambito della vita, non utilizzando capi di abbigliamento, accessori e altri oggetti ricavati dall’uccisione e dallo sfruttamento di qualunque
tipo di animale: lana, seta, pelle, cosmetici con ingredienti di origine animale, farmaci testati su animali, ecc.

Scelta etica. Una scelta dalle origini antiche.

“Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, 
ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto”.
Leonardo da Vinci

Il matematico Pitagora fondò una scuola che predicava una dieta non carnivora mentre Plutarco nel “Del mangiare carne” stigmatizzava la scelta di uccidere animali mansueti per nutrirsene.
Ancora oggi, le più o meno attive associazioni animaliste puntano il dito contro lo sfruttamento degli animali, e soprattutto contro la brutalità e la sofferenza attraverso cui essi arrivano alla morte.
Personalmente non sono contraria in assoluto ad una dieta che contempli carne e riconosco la natura onnivora dell’uomo, ma alla luce di quanto conosco, trovo pace nel sapere di non essere responsabile della morte e della sofferenza di milioni di animali.
Mi spiego meglio: se ad un qualsiasi animale che finisce sulle nostre tavole fosse garantita una vita dignitosa e rispettosa fino alla sua morte probabilmente rivaluterei le mie posizioni,ma sapere rende responsabili, e come tale non posso esimermi da tale scelta. Credo che questa sia la spinta verso una scelta così radicale: conoscere. Una famosa campagna tesa a combattere la disinformazione, aveva proprio come titolo ‘Vetrine ai macelli’, richiamandosi ad un’affermazione di Tolstoj: “Se i macelli
avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani“ ribadita in seguito anche da Paul Mc Cartney tra i sostenitori di questa campagna.
Il mondo degli allevamenti intensivi, delle batterie o dei macelli è infatti ancora poco conosciuto.
Probabilmente non tutti sanno che il ‘gustoso’patè de foie gras viene ottenuto ingozzando allo stremo le oche tramite imbuti e provocando loro un innaturale ingrossamento del fegato.
Forse meglio conosciamo la tremenda fine dell’aragosta bollita viva…
C’è poi da domandarsi quanto senso abbia uccidere tacchini, agnelli e capretti per mangiarli in occasioni che, oggi, sono diventate la celebrazione del consumismo stesso.
Anche i pesci hanno un sistema nervoso centrale complesso e come gli altri animali provano dolore. La loro morte avviene per soffocamento, una sofferenza atroce. Per non parlare della mattanza, un vero massacro per i tonni, o la spietata caccia alla balena quale raffinata prelibatezza.
Negli allevamenti in batteria, polli e galline (sia nella produzione di carne che di uova) sono stipati in gabbie minuscole e per non permettere che si danneggino tra loro gli viene tagliato il becco. I pulcini maschi, e quelli che non hanno le caratteristiche ri chieste, finiscono ancora vivi nel trita gusci. Quando poi arriva il momento della morte, polli e galline vengono appesi al nastro trasportatore per le zampe, verso la – a questo punto liberatoria – morte. Qualche segno di speranza e progresso lo  a rappresentato la Svizzera quando nel 1991 ha abolito l’utilizzo delle batterie. Ma negli allevamenti intensivi vivono in gabbia anche maiali, mucche, vitelli e cavalli, spesso legati alle sbarre sono praticamente immobilizzati in pochi centimetri di cemento, vivono nei propri escrementi, soffrendo di artriti deformanti, infiammazioni articolari e altre malattie, nonché di forti stress psicologici,
facilmente senza vedere mai la luce del sole fino al giorno del loro trasporto al macello.Spesso, in alcuni mattatoi, si attende la fine in interminabili code, sentendo gli strilli e i lamenti dei compagni che precedono, sentendo la puzza del sangue e della morte. Morte che troppo spesso è un’agonia che si protrae a causa del pressapochismo di molti operatori.
Un altro problema è rappresentato dai trasporti. Gli animali, dalla pecora al cavallo,
vengono stipati su TIR e navi per viaggi che durano giorni, senza cibo né acqua, esposti al sole o al freddo, quasi sempre legati alle sbarre. Alla fine, tutti arrivano stremati o con le zampe spezzate, molti morti, tra cui gli sfortunati partoriti e poi calpestati.

Sviluppo sostenibile ed ecologia della nutrizione

“Nulla darà la possibilità di sopravvivenza alla Terra
quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana”.
Albert Einstein

Troppo spesso viene trascurato un fattore fondamentale: l’impatto sull’ambiente delle nostre scelte alimentari. Di questo si occupa l’’Ecologia della nutrizione’, una scienza relativamente recente, che prende in esame tutte le componenti della catena alimentare e ne valuta gli effetti secondo quattro punti di vista principali: la salute umana, l’ambiente, la società e l’economia. Sono molti gli studiosi che ritengono che rinunciare ad un’alimentazione a base di prodotti di origine animale sarebbe di grande aiuto nella lotta alla fame nel mondo.
L’economista e sociologo Jeremy Rifkin ad esempio rimarca che 800 milioni di persone soffrono la fame perché gran parte del terreno coltivabile del pianeta viene dedicato a farvi nascere foraggio e cibo per gli animali da carne. Secondo la FAO il 36% di tutti i cereali prodotti al mondo viene impiegato per nutrire gli animali da carne e da latte.
Le coltivazioni destinate all’alimentazione degli animali hanno inoltre un fortissimo impatto in termini di erosione del suolo e di altre forme di danneggiamento, mentre la continua ricerca di nuovi pascoli pesa in modo determinante sulle foreste e sugli habitat naturali, con ripercussioni sul clima e desertificazione di vaste zone. Oltre all’uso indiscriminato della chimica non si possono sottovalutare il problema dello smaltimento delle deiezioni animali e dei prodotti di scarto. In Italia, tali prodotti di scarto equivalgono ad una popolazione aggiuntiva di 137 milioni di cittadini (cioè più del doppio del totale della popolazione).
Si aggiunge infine la questione dell’enorme consumo d’acqua: il 70% di esso infatti è utilizzata in zootecnia e agricoltura destinate a nutrire gli animali d’allevamento. Il settimanale Newsweek ha calcolato che per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno.

Benefici per la salute
…Io sono un vegetariano convinto per ragioni 
etiche (non mi va di soddisfare la gola a spese
del dolore e della morte di altri animali), ma
nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni
scientifiche più che accertate (…) Non solo una
dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma
servirebbe proprio a tenere lontane le malattie.
Solo tre anni fa, il Rapporto dell’Organizzazione
mondiale della Sanità sulla salute nel
mondo attribuiva a un insufficiente consumo
di frutta e legumi quasi tre milioni di decessi.
Umberto Veronesi

Spesso la scelta di divenire vegetariani nasce da un principio salutistico che ritiene l’alimentazione vegetariana migliore per la salute dell’organismo. Su questo punto, anche se tutto il mondo medico concorda sull’opportunità di ridurre il consumo di carne a favore di quello di frutta e  verdura, non si è ancora pervenuti a pareri unanimi sugli effetti positivi di una dieta vegetariana, specie se rigorosa.Da un lato, infatti, sono sempre più numerosi i sostenitori dell’alimentazione vegetariana,che si appellano ai rischi connessi ad un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di proteine e grassi animali (come l’insorgenza di patologie quali tumori e malattie cardiovascolari).Si può osservare inoltre che una forte crescita del numero di vegetariani si è verificata dopo l’esplosione della sindrome da ‘mucca pazza’. Non mancano però i pareri contrari, come quello di Carlo Cannella, professore ordinario di Scienza dell’alimentazione all’Università “La Sapienza” di Roma, che sottolinea le carenze che i regimi totalmente vegetariani
comportano, inoltre il consumo del latte, viene ritenuto indispensabile da molti medici.

Vegetariani: un target molto interessante (dati riferiti alla prima stesura dell’articolo)
Oggi, i vegetariani in Italia sono quasi 6 milioni e si prevede che nel 2010, diventeranno più di 7 milioni e nel 2050, 30 milioni (stime l’Eurispes). Tra questi 600 mila sono vegetariani vegani.
Molto più spesso sono donne (70%) e soprattutto di età compresa tra i 25 ed i 54 anni (62%) e con un livello di istruzione medio-alto (85%). Il numero sempre più rilevante di vegetariani è divenuto oggetto di forte interesse anche da parte delle aziende con un business decisamente rilevante.
Infatti, se negli anni ‘70 e ‘80 il commercio etico era insolito, oggi è sempre più la norma. In Italia, l’offerta si concentra soprattutto al Nord ed al Centro del Paese e Milano è la città con la percentuale più alta di ristoranti vegetariani, che in totale sono attualmente circa 300.
Anche l’industria si muove in tale direzione sviluppando maggiormente sia il biologico che il mercato dell’alimentazione naturale. Si stanno moltiplicando i prodotti a base di verdura e cereali (sono ormai circa 500 in commercio) contraddistinti da una ‘V’ verde,per facilitarne la ricerca. Altra fetta consistente del business appartiene agli Internet store, che vendono on-line in tutto il Paese a circa 5.000 amanti dell’alimentazione naturale. Negli Stati Uniti è nato nel 1980 un franchising di cibo biologico e divenuto ormai di enormi dimensioni e ora esiste anche in Italia una catena di locali ‘animal-free’ che offrono piatti vegetariani.
Altro dibattito molto vivo promosso dall’Associazione Vegetariana Italiana è relativo alle mense pubbliche, affinché venga promulgata una legge che garantisca ai vegetariani di trovare alimenti loro destinati, fenomeno che si sta estendendo ad un numero sempre maggiore di ristoranti e autogrill.
Queste scelte sono sintomatiche della nostra società e dimostrano la maggiore diffusione di una cultura eco-biologica che molti Italiani hanno sviluppato.

Prima pubblicazione: Sunrise n° 2 settembre 2006

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